4 GIUGNO 1967 | 59 ANNI FA LA NOSTRA FINALE

Ci sono date che non appartengono soltanto agli archivi, ma vivono nella memoria collettiva di una città. Date che diventano patrimonio di una comunità, racconti tramandati di generazione in generazione, pagine di storia che il tempo non riesce a sbiadire.

Ricordare questi momenti è un dovere per chi ama questi colori, per chi ne custodisce la memoria, ne studia il passato e continua a viverne quotidianamente la passione. Perché l’Angri e gli angresi sono una cosa sola. Sono storia condivisa, appartenenza, identità. Sono carne, sangue e cuore. Sono amore.

Un amore che attraversa le generazioni e che trova le proprie radici nella fede, nelle tradizioni e nel senso di comunità che da sempre caratterizzano la nostra città. Quel rosso che accompagna la devozione per San Giovanni Battista è lo stesso rosso che accende passioni sugli spalti, che unisce uomini e donne sotto una sola bandiera, che fa battere il cuore per una maglia che rappresenta molto più di una squadra di calcio.

Oggi, mentre ci avviciniamo al traguardo del Centenario, abbiamo il dovere di custodire e tramandare questa eredità. Siamo testimoni di una storia straordinaria e abbiamo il compito di consegnarla alle nuove generazioni di tifosi, affinché possano continuare ad alimentare un amore che non conosce fine. Un amore costruito nelle difficoltà, nella sofferenza, nelle attese infinite e nelle gioie che solo il calcio sa regalare. Quelle gioie capaci di ripagare ogni sacrificio, ogni chilometro percorso, ogni lacrima versata sui campi di provincia e oltre i confini della nostra terra.

Per questo oggi ricordiamo con orgoglio il 4 giugno 1967, il giorno della nostra finale di Coppa Italia Dilettanti. La prima storica edizione della competizione si concluse allo Stadio Flaminio di Roma contro l’Impruneta. Una finale che non portò il trofeo ad Angri, ma che consegnò per sempre il nome della nostra città alla storia del calcio dilettantistico italiano.

Fu una sconfitta soltanto nel risultato. Perché quella cavalcata straordinaria aprì le porte a una nuova stagione della nostra storia sportiva. L’Angri conquistò il rispetto dell’intero movimento nazionale, ottenne il ripescaggio in Serie D e diede inizio a un ciclo di cinque anni di grande calcio, costruito dalla lungimiranza dei dirigenti dell’epoca e dal talento di calciatori che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria grigiorossa.

Quella finale appartiene alla nostra storia. Una storia che oggi condividiamo con gli amici dell’Impruneta, divenuti nel tempo fratelli sportivi e compagni di un legame nato sul campo e trasformato in sincera amicizia.

Cinquantanove anni dopo, il ricordo è ancora vivo.

Perché le partite finiscono, ma la storia resta.

E la nostra storia continua.

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